Stresa, terrazzo dell’Artista, 1988
Dipinto circa cinque anni dopo “Convalescenza” (A.103) e inquadrato sul medesimo angolo di terrazzo, denota una maggior vivacità emotiva e un più approfondito studio dei rapporti tonali. L’albero di sfondo, che là era oscuro richiamo all’ “oltre”, qua è allegra e colorata barriera che dà all’ambiente l’aspetto di “casa”, protetta e abitata; quel cespuglio evanescente e ordinato è diventato solido e scarmigliato; l’ortensia è stata trapiantata in un altro vaso, e ha molti più fiori: là ricordo della luce, qua macchie tra le macchie; quel grande vaso di coccio senza storia è ora ben definito nei disegni e nel muschio degli anni, come in certe pitture di Silvestro Lega (1826 – 1895), il cui “Un dopo pranzo” (1868) descrive simile calore di terracotta.
Pittura tonale, direi, improntata a due tinte di base, predominante il verde che si articola in molteplici sfumature, dall’azzurro al giallo. Senza linee di contorno, senza parametri di distanza, l’Artista riesce a far rimanere in fondo, al centro o in primo piano ogni elemento, soltanto con la variazione della tonalità di colore: come facesse, non è dato capire a noi profani osservatori, ma è certo che quelle ortensie sono più in fondo del vaso tondo ma più vicine del vaso grande, e il tutto è staccato dal muretto!
E simile cangiantismo induce folgorazioni emotive, crea sentimento prima che spazio, va al cuore prima che al cervello: allegria, intimità, protezione, ricordo e desiderio ... come se tra quei vasi fosse rimasto il fantasma di un intenso bacio.

Nuzzi Chierego A 103. "Convalescenza" (1993)
Silvestro Lega, "Un dopo pranzo" (1968)